
Si riportano le 14 storie "convincenti" realizzate presso la scuola primaria e secondaria di Aboud (Palestina), durante l'anno scolstico 2008_2009, all'interno del Concorso di scrittura "Lui ed io".
1_ Jamil riconosce il suo vicino Jeries[A] Jamil è un ragazzetto di dieci anni, scuro di capelli e con lo sguardo curioso. Giocava un pomeriggio nel cortile della sua casa nel villaggio tra le colline di Beit Sahour, il villaggio dei pastori, più conosciuto della storia.
[E] Ad un tratto riconobbe da lontano Jeries, un suo vicino di casa, molto più piccolo di lui, che frequentava la prima classe.
[Ri] Jamil fu entusiasta di vederlo nel cortile della scuola e disse tra sé: - Quello è Jeries! Il mio vicino di casa. Lo conosco bene e potrò giocare con lui. Sentiamo se a chiamarlo, mi risponde.
[T] Perciò Jamil gli corse incontro con alte grida e grandi gesti di gioia. - Ahlam wassahlan, Jeries - sono contento di vederti, mi riconosci? - gli disse.
[C] E Jeries lo abbracciò e ricambiò la sua felicità: - Ahlam fik, Jamil. Certo che ti conosco, tu sei il mio vicino di casa! Anch'io sono contento di vederti. Kif halak?
[Re] Jamil pensò che si sentiva più sicuro a scuola se c’era anche il suo vicino di casa e Jeries da parte sua apprezzò di avere un amico maggiore di età che, avendolo riconosciuto, voleva giocare con lui.
(di Zina Jeries classe 4 - 10 anni)

[A] Un asino e un cammello, scappati dal villaggio, si erano messi d'accordo per vivere nelle alture del deserto dello Wadi Qelt, tra Gerusalemme e Jericho, e si nascondevano quando arrivavano le carovane.
[E] Un brutto giorno passò una qafila e loro, come d'accordo, si nascosero, in fretta.
[Ri] Nel nascondiglio però l'asino, stanco di tacere, disse: - Io vorrei cantare! E anche se il cammello invano lo sconsigliava, dicendo: - Se ti farai sentire, ci cattureranno e perderemo la nostra libertà, …
[T] l'asino ragliò ugualmente.
[C] E gli uomini della carovana li scoprirono e vennero a prenderli. Poi, siccome l'asino si rifiutava di camminare con la carovana, venne legato alla zampa del cammello che in questo modo faticosamente dovette trascinarlo.
[Re] Il cammello disse all'asino: - Sono stremato per la fatica e tu hai perso tutte le forze. Che vantaggio hai avuto dal tuo ragliare? Ana akhta’at, mit’assef - ho sbagliato, scusa - disse l'asino - perché ti ho trascinato nelle conseguenze del mio errore.
(di Sari Fawaldi classe 4 - 10 anni)
[A] Nella casa di uno sperduto villaggio di beduini del deserto di Giudea,
abitava un bambino che si chiamava Saleh ed era molto attento a percepire ciò che gli capitava intorno.
[E] Un giorno, udì all'improvviso un lamento in fondo alla strada nel punto dove i viottoli sterrati si incrociavano prima di disperdersi fuori dell’abitato.
[Ri] Saleh, preoccupato, ascoltò attentamente poi decise di dirigersi velocemente verso quel lamento per vedere cosa fosse capitato. Sussurrava tra sé: - Speriamo che non sia niente di grave e che io riesca ad arrivare in tempo!
[T] Corse a perdifiato, cercò con lo sguardo oltre i muretti di pietre che segnavano il confine del villaggio, e vide una bambina che piagnucolava perché era caduta. Le diede il braccio, la confortò e poi le chiese: - Da dove vieni? Come ti chiami?
[C] La piccola alzò le spalle e disse – Mi chiamo Farah che vuol dire “gioia”. Farah gli fece un sorriso, gli raccontò come era caduta dal muricciolo mentre a piedi stava tornando a casa dalla scuola e si rialzò da terra appoggiandosi al suo braccio. Saleh la sorresse, poi la prese per mano, e le disse: - Yalla, yalla ! - fatti coraggio! - e la accompagnò nella casa della sua famiglia, che stava poco lontano.
[Re] Saleh si sentì felice quando i genitori della bambina lo ringraziarono e la gente del villaggio venne alla casa per sapere cos’era accaduto. Farah rideva tutta allegra, sapeva di essere stata imprudente, ma non si era fatta poi tanto male ed era stata brava a percorrere un buon tratto in equilibrio sulle pietre, prima di cadere. Sono lieta di aver trovato Saleh – disse alla sua famiglia – lui mi ha aiutata e forse domani verrà con me a camminare sui muretti.
(di Senin Othman - classe 5 - 11 anni)
[A] Karim è un bambino generoso, Lutfi è un ragazzo spavaldo e Nour è una bimbetta grassottella. Loro tre sono ora i più bravi della classe e abitano nella medesima strada a Zababdeh, un piccolo e antico centro nel nord della Samaria, dove si sentono le campane squillare per le feste e rintoccare quando capitano le disgrazie.
Loro tre vanno a scuola insieme tutte le mattine. Tuttavia Nour cammina più lentamente e, mentre Karim e Lutfi arrivano puntuali e si siedono al loro posto con gli altri studenti, Nour è sempre in ritardo e perde stabilmente l’inizio delle spiegazioni.
[E] Una volta l’insegnante rimproverò la bimba e la mandò dal direttore a giustificarsi.
[Ri] Karim e Lutfi preoccupati per il pericolo che correva, pensarono: - Dobbiamo trovare il modo di risolvere il problema della lentezza di Nour. Costruiamo un carrettino dove lei possa sedersi, noi la tireremo e non arriverà mai più in ritardo.
[T] Così fecero: cercarono il legno, due ruote, costruirono un carrettino della giusta misura e la mattina dopo si incamminarono con Nour nel carrettino. Lutfi, tirava in avanti e Karim spingeva da dietro, mentre Nour si faceva portare in carrozza.
[C] Felici, si dicevano l'un l'altro: - Wau, che bella idea! Finalmente anche Nour è arrivata in orario.
Da quel giorno Nour assisteva alle lezioni fin dall'inizio senza mancare a nessuna spiegazione e loro tre, erano diventati i piu' bravi della classe.
[Re] Alla fine dell'anno scolastico furono promossi con la lode e tutta la scuola festeggiò il loro successo ed ebbero anche un premio per il buon esito dell'impresa. Karim soddisfatto, diceva: - Wau, abbiamo avuto proprio l' idea giusta per risolvere il problema!
Lutfi gli batteva una mano sulla spalla e con l’altra mimava il carrettino che rotolava oltre il cancello fino alla piazzetta della scuola. Nour, mangiava i pasticcini della festa e sussurrava: - Bravi, bravi, se non era per me, non avreste inventato nulla!
(di Batul Arbad - classe 4 - 10 anni)
[A] Molto tempo fa un bambino intelligente ed educato che si chiamava Tarek ed abitava nel villaggio degli ulivi di Bir Zeit, era seduto a casa, quando…
[E] all'improvviso udì un rumore nella stanza accanto e vide un ladro che entrava dalla finestra aperta.
[Ri] Tarek pensò: - Dovrò agire in fretta, ma non potrò fare niente da solo, perciò griderò per far rumore e attirerò i miei genitori.
[T] - Min hunak? Chi è là? – gridò con voce tonante. E si accesero contemporaneamente tutte le luci della casa che diventò luminosa come una città fortificata.
[C] Il ladro fuggì perché la luce e il rumore lo avevano spaventato.
[Re] La sua famiglia fu molto contenta perché il ladro non aveva potuto rubare niente e anche perché Tarek aveva affrontato con coraggio la situazione. Tarek fu fiero di sé perché aveva fatto in tempo ad avvisare i suoi genitori e ad evitare il furto. Anche il ladro gli fu riconoscente perché poté scappare evitando un pericolo peggiore.
(di Aya Salameh classe 5 - 11 anni e di Iibrahim Ebsharieh -classe 5- 11 anni)
[A] Hadil è una bambina, che abita nella pianura di Jenin, una città della Samaria, là dove la pianura si allarga nella valle del fiume Giordano.
[E] Un giorno, mentre lei camminava, la sua attenzione fu attirata da un bambino che si lamentava sul bordo della strada appena asfaltata.
[Ri] Hadil si preoccupò per quel bambino che piangeva e pensò di avvicinarsi a lui e di presentarsi per rassicurarlo.
[T] Così si avvicinò e gli disse: - Mi chiamo Hadil. Kif Ba’ dar Assa’dek, come posso aiutarti?
[C] Il piccolo le rispose: - Mi chiamo Taher, ho perso il sentiero per tornare a casa e ora la strada all’orizzonte mi sembra lunghissima e non vedo più la mia casa. Hadil lo rassicurò e gli mostrò come, guardando nella direzione opposta, avrebbe riconosciuto la sua casa vicina, vicina. Hadil e il piccolino si misero a ridere della situazione e insieme tornarono allegramente cantando così:“Yalla Yalla! Yalla Bay”.
[Re] Hadil si sentiva fortunata perchè era riuscita a risolvere il problema del bambino e Taher si sentì fortunato di avere trovato Hadil che lo aveva aiutato ad orientarsi.
(di Claudia Salem - classe 5 - 11 anni)
[A] Alcuni anni fa, un bambino di nome Hassan viveva con la sua famiglia, a Jifna, in Palestina.
[E] Una mattina presto, aveva già cantato il gallo, quando Hassan si recò, oltre al confine del podere degli albicocchi, fin dentro al bosco degli ulivi. Qui vi trovò un uomo mai visto e molto brutto di aspetto che stava seduto tristemente sotto un albero.
[Ri] Hassan, impaurito, non sapeva cosa fare in quella circostanza e pensava: - E' vero che ho molta paura, ma quest'uomo non mi ha fatto nulla di male; come posso avvicinarmi a lui senza che egli avverta la mia paura?
Hassan decise che si sarebbe presentato con sincerità a quell’uomo e che avrebbe cercato di alleggerire il suo fardello.
[T] Si avvicinò allo straniero: - Marhaba! Ismi Hassan, salve! Mi chiamo Hassan e abito a Jifna. Poi con voce sicura continuò con queste parole: - Il tuo aspetto spaventoso. E’ così terribile perché vivi nella foresta oppure vivi nella foresta perché il tuo aspetto è così spaventoso?
[C] Lo straniero si alzò e fissando il suo sguardo in quello di Hassan, gli rispose con altrettanta sincerità: - Ahlen Fik, la tkhaf, vedo che non hai paura. Io non faccio del male a nessuno. Mi chiamo Munir, che significa “luminoso”; ho un cuore buono e generoso, ma il mio aspetto è pauroso e questo mi rende molto triste perché tutti hanno paura di me e posso solamente vivere nella foresta dove nessuno mi vede.
[T2] Hassan allora riprese a parlare con voce più tranquilla: - Convinciti! Devi fare il contrario: esci da questa foresta, sii gentile con la gente e mostra la bontà dei tuoi sentimenti. Allora le persone ti vorranno bene, non si cureranno più del tuo aspetto esterno e sarai felice.
[C2] Mazbut, è vero - replicò lo straniero - tu non hai avuto paura di me e ciò mi fa tornare la gioia di vivere.
[Re] Hasan fu felice di aver incontrato quell'uomo e si convinse che non bisognava credere a ciò che diceva la gente guardando le cose esteriori. Anche Munir riprese fiducia per il suo nome ritrovato, e fu contento perché sarebbe uscito dalla foresta e non avrebbe più desiderato nascondersi.
(di Lina Barghuti - classe 5 - 11 anni)
[A] Rami, era un ragazzo che abitava alcuni anni fa nel campo profughi di Balatah, vicino alla città di Jenin. Le abitazioni erano molto rovinate e d’estate le strade erano molto polverose.
[E] Un giorno la mamma gli chiese di andare nel cortile a raccogliere le mele. Rami andò dietro la casa e cominciò a raccogliere i frutti quando improvvisamente saltò fuori un cane che voleva morderlo.
[Ri] Rami si trovò spiazzato perché non aveva previsto quel pericolo. Pensò che avrebbe potuto arrampicarsi sull'albero, oppure scappare di corsa. Decise che le sue gambe erano più veloci del vento e quindi anche del cane e dunque avrebbe usato le gambe per correre.
[T] Rami fuggì a perdifiato mentre il cane lo inseguiva.
[C] Durante la corsa, si ricordò che il suo amico Firas abitava nei pressi e zigzagando cominciò a correre da quella parte in cerca di rifugio e infatti Firas, vedendolo, gli aprì la porta prima che Rami, nel suo impeto, la sfondasse.
- Alhamdullillah, grazie a Dio....ben arrivato!
[Re] Rami fu felice di essersi liberato del cane e orgoglioso di essersi potuto fidare dell'amico. Firas fu soddisfatto di aver capito in tempo il pericolo che correva Rami.
(di Lama Daud - classe 7 - 13 anni)
[A] Fouad è un ragazzo birbante e abita nel villaggio di Aboud, nell’area palestinese al confine con Israele, là dove corre il muro di separazione.
[E] Un giorno, mentre giocava a pallone con gli altri ragazzi del villaggio, improvvisamente udì uno di loro, di nome Sami, che gli inveiva contro.
[Ri] Fouad smise di giocare, si diresse velocemente e con il volto rabbuiato verso Sami e gli chiese: – Perché mi urli dietro?
[T] Sami gli rispose: - Ho voluto soltanto provocarti per metterti in cattiva luce di fronte agli altri ragazzi. Sciu’ Ya’ni, che c'è di male?
[C] Fouad e Sami vennero alle mani, ma gli altri ragazzi intervennero per fermare la lite e per rimproverare Sami che era stato la causa di tutto.
[Re] Sami, vedendo la compattezza di tutto il gruppo, si scusò con Fouad per ciò che aveva fatto e detto contro di lui e promise di fronte a tutti che non si sarebbe più comportato male con loro.
Il gruppo dei ragazzi fu molto soddisfatto per aver tenuto la situazione sotto controllo e per aver difeso Fouad, che questa volta non aveva fatto niente di male.
(di Dana Barghuti - classe 7 - 13 anni)
[A] Mariam è una ragazza brava e povera che studia nella scuola del villaggio di Ain Arik, che significa “sorgente dell'acqua”.
[E] Un giorno Mariam non andò a scuola.
[Ri] Quando la direttrice venne informata della sua assenza, pensò di telefonare ai genitori per sapere se la ragazza era ammalata o solo svogliata.
[T] Telefonò e seppe dalla mamma che Mariam aveva la febbre alta e per questo motivo non era potuta andare a scuola. La direttrice allora avvisò la maestra della classe.
[C] Le sue compagne, quando sentirono la notizia, si organizzarono per andare a farle visita, per sapere come stava e farle coraggio. Il pomeriggio, dopo la scuola, andarono a casa sua: - Marhaba, ciao, Kif halek? Come stai?
[Re] Mariam fu molto contenta che le sue amiche fossero venute a trovarla: - Shukran Ilkom Ktir, tante grazie a voi, sono contenta che siate venute a visitarmi.
Anche le ragazze furono contente perchè avevano trascorso un pomeriggio in compagnia e avevano fatto un gesto gentile alla loro compagna.
(di Airin Fawadle-classe7-13 anni)
[A] Il direttore della scuola di Aboud un lunedì organizzò una gita scolastica con il pullman verso la pianura di Jericho.
[E] Gli studenti dopo essersi organizzati ed essere partiti, dovettero fermarsi al Check Point di Ramallah, il controllo militare della zona. I due soldati che avevano fermato l'autobus fecero scendere tutti gli studenti: - Inzalu min il bas! Scendete dal pulman!
[Ri] Il direttore della scuola si arrabbiò molto e pensava che non era giusto fermare un pullman di ragazzi durante una gita scolastica. Cosa avrebbe potuto fare? Pensò che la cosa più utile fosse telefonare alla direzione delle scuole di Gerusalemme.
[T] Chiamò la direzione che riusci ad ottenere il permesso perché il pullman passasse subito con tutti gli studenti della scuola.
[C] I militari del posto di blocco dissero in lingua ebraica: - Beseder - a posto. L'autobus ripartì verso la meta desiderata e i ragazzi tirarono un sospiro di sollievo.
[Re] Gli alunni cantavano contenti e crebbe la loro ammirazione nei confronti del direttore della scuola perchè si erano sentiti protetti da ciò che può succedere al Chek point. I soldati erano meno nervosi perchè i ragazzi avevano qualcuno che si prendeva la responsabilità di loro.
(di Rasha Matar - classe 8 - 14 anni)
[A] Sanaa' è una mamma, una donna amabile, educata e affettuosa. Ha una bellissima bambina che si chiama Zainab e vive da sola con lei in una casa modesta del villaggio di Rafidia.
[E] In una notte piovosa, Sanaa’ si accorse che la figlia stava male.
[Ri] Non sapeva cosa fare per lei e pensò di chiedere aiuto al vicino di casa Abu Mahmoud.
[T] Lui venne subito, prese la bimba tra le braccia e corse con la sua auto verso l'ospedale dove la piccola fu salvata dal pericolo della morte.
[C] Sanaa' tornò a casa con la bambina ed era molto contenta di aver chiesto e trovato aiuto presso il vicino di casa.
[Re] – Shukran, grazie, Abu Mahmoud. - gli disse Sanaa’ - Ti sarò sempre riconoscente per il tuo aiuto in questa circostanza.
Abu Mahmoud, fu orgoglioso di aver potuto aiutare Sanaa’ e contento di se stesso perché aveva saputo come intervenire.
(di Fadi Masad classe 9 - 16 anni)
[A] Un uomo di nome Ammar faceva l'autista dei taxi e abitava nella città di Betania. In una notte buia e piovosa, quando era già passata la mezzanotte,
[E] una donna, salita sul suo taxi, diede alla luce il suo bambino, mentre lui cercava di raggiungere l'ospedale ancora molto lontano. Nelle case sulla collina erano accese le luci elettriche, invece, in basso il buio era così fitto che Ammar faticava a rintracciare il percorso nella strada dissestata dalla pioggia.
[Ri] Ammar, pieno di sgomento, pensò di chiamare l'autoambulanza, ma siccome il telefono non dava il segnale, decise di portare lui stesso la donna e il bambino all'ospedale.
[T] Guidò come poteva e a forte velocità, raccomandando al Signore la propria vita e quella della donna con il neonato: - Ya Rab ihmihom wa kun ma’hom!.
[C] Arrivati all'ospedale, i medici soccorsero la donna e il bambino appena nato.
[Re] Laila, la nuova mamma, fu tanto riconoscente ad Ammar che chiamò il piccolo con il nome di colui che le aveva prestato aiuto. Ammar era commosso perché tutto era accaduto in fretta e lui aveva potuto compiere il suo dovere.
(di Loai Ibsharieh - classe 9 - 16 anni)
[A] Gadban era un uomo ricco e arrogante; tutti lo temevano per la sua maleducazione e perché era sempre arrabbiato anche se viveva in una bella casa di città e avrebbe avuto tutte le ragioni per stare sereno.
[E] Un giorno, mentre camminava al mercato di Lazaria, si scontrò con un uomo che portava una giara piena di colore; la giara si ruppe e il colore si rovesciò sul vestito di Gadban.
[Ri] Gadban si arrabbiò moltissimo e cominciò a picchiare l'uomo della giara, mentre quello gridava e si scusava, ma non ci fu niente da fare! Osama, un giovane generoso e coraggioso, sentì le urla del malcapitato e corse a soccorrerlo.
[T] Osama disse a Gadban: - Ma bitkhafesh Allah, tu non temi Dio! Non hai il diritto di picchiare un uomo senza colpa.
Gadban rispose: - Shu illi sawweto. Non vedi cosa ha fatto al mio vestito? Me lo ha rovinato! Cento dinari, voglio per il mio vestito.
Osama rispose: - Lui ti ripagherà per il valore del tuo vestito, ma tu spogliati e daglielo.
[C] Gadban rimase imbarazzato perchè non poteva spogliarsi davanti alla gente, perciò Osama concluse: - Se non gli dai il vestito, non avrai i soldi.
[Re] Osama e l'uomo della giara furono soddisfatti, e anche Gadban fu contento perché aveva evitato di fare una figura ridicola di fronte alla folla del mercato.
(di Mariam Dahnun - classe 4 - 10 anni)